Come trasformare il tempo in un alleato prezioso per la riabilitazione.
In breve
Questo articolo spiega come trasformare il tempo in uno strumento terapeutico nella riabilitazione post-ictus, l’importanza della costanza rispetto all’intensità e l’uso di obiettivi SMART per mantenere alta la motivazione.
Nel momento in cui il paziente inizia a vivere la riabilitazione non più come qualcosa che subisce, ma come un percorso in cui ha un ruolo attivo e consapevole, accade un piccolo miracolo, qualcosa di molto profondo: il paziente smette di essere un semplice destinatario di cure e diventa protagonista del suo percorso di recupero.
Il paziente diventa protagonista attivo del proprio recupero.
Nella riabilitazione post-ictus molti sono gli elementi che contribuiscono al processo di cura. Tra questi, la gestione del tempo assume un’importanza centrale: come viene impiegato, scandito, condiviso tra paziente, terapisti e caregiver, può fare la differenza. Il tempo infatti, se ben gestito, può trasformarsi in uno strumento terapeutico, favorendo l’autonomia, l’efficacia degli interventi e la qualità della vita del paziente.
Programmare il tempo dedicato alla cura
Una gestione efficace del tempo dedicato alla cura significa impegnarsi a trasformare le attività legate al recupero in appuntamenti fissi, calendarizzati, proprio come si farebbe con un impegno di lavoro o una riunione importante. Inserire la seduta di fisioterapia e gli esercizi quotidiani in agenda aiuta a ridurre le perdite di tempo e la procrastinazione.
Organizzare il tempo con metodo è il primo passo verso la cura.
Per esempio, tra le strategie di gestione del tempo esiste quella del time blocking: si tratta di una tecnica che aiuta a suddividere il tempo a disposizione in veri e propri blocchi. Lavorando in questo modo si avvia una routine che ha maggiore possibilità di trasformarsi in una buona abitudine.
La costanza è chiave: In ottica di cura sono meglio tante piccole sessioni regolari che esercizi magari più intensi ma isolati nel tempo. Detto in altri termini, la chiave del risultato è la continuità.
Fare è meglio
Alle volte capita di essere poco motivati. In questi casi un buon consiglio è smettere di pensare troppo e semplicemente iniziare. La motivazione infatti non sempre è il punto di partenza. Spesso, al contrario, è il risultato dell’azione stessa.
Agire → Ottenere un piccolo risultato → Sentirsi capaci → Essere più motivati ad agire di nuovo.
Porsi obiettivi SMART
La definizione degli obiettivi da raggiungere è delicata. Un obiettivo per essere efficace ha bisogno di essere:
- Specifico: chiaro e non vago.
- Misurabile: verificabile nel tempo.
- Attuabile: realizzabile con le risorse attuali.
- Realistico: raggiungibile ma sfidante.
- Temporizzabile: definito nel tempo.
È meglio puntare su micro-obiettivi: piccoli passi avanti, ma visibili e tracciabili.
Misurare i progressi anche visivamente
Per rendere più concreti e tangibili i miglioramenti, documenta i progressi: una foto, un breve video, una nota su un diario. Questi strumenti aiutano a costruire una memoria visiva ed emotiva.
In sintesi
- Organizza il tempo con metodo (time blocking).
- Dai valore alla costanza più che all’intensità.
- Punta su piccoli obiettivi SMART.
- Misura i progressi visivamente.
- Agisci con regolarità: l’azione genera motivazione.
Domande Frequenti
Perché la routine è fondamentale nella riabilitazione?
Perché la ripetizione costante è il meccanismo principale attraverso cui il cervello apprende e recupera funzioni (neuroplasticità).
Come applicare il Time Blocking alla cura?
Trattando gli esercizi non come opzioni, ma come appuntamenti di lavoro inderogabili segnati in agenda.
Cosa fare se manca la motivazione?
Non aspettare la voglia. Inizia con un’azione piccolissima. Spesso l’azione genera la motivazione, non il contrario.
Riferimenti e per approfondire:
- Bandura, A. (1997). Self-efficacy: The exercise of control. W.H. Freeman.
- Doran, G. T. (1981). There’s a S.M.A.R.T. way to write management’s goals and objectives. Management Review.

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